Oggi mi piacerebbe presentarvi un amico, un appassionato di fotografia, di arte e di immagini, che utilizza i suoi occhi, il suo cuore e la sua macchina fotografica in modo molto peculiare ed interessante. Lui si chiama Alessandro Borgonovi, persona adorabile e super modesta, non si considera un fotografo, ma il suo stile è certamente sempre riconoscibile, sempre personale. E questo io lo apprezzo molto (lo stile fotografico e, in egual modo, la sua umiltà). Ormai, di persone che fanno belle fotografie, c’è pieno il mondo: ci sono super professionisti che scattano foto meravigliose, immagini che quando le guardi ti manca il respiro: io ne conosco almeno 3, che metterei nell’Olimpo! Inoltre, ormai ognuno di noi ha in tasca telefoni che sono vere e proprie macchine da guerra e che consentono a chiunque di scattare foto quanto meno accettabili.
Con Alessandro però abbiamo una cosa importante in comune: il non accontentarci di una bella fotografia, ma ricercare qualcosa in più. E oggi vorrei dare un po’ di spazio proprio a lui.
Ecco qua la nostra chiacchierata!

1. L’importanza del formato:

Roberta:
“Il tuo uso del formato verticale e stretto crea una percezione unica delle immagini. Come pensi che questo formato influenzi la narrazione visiva e l’emozione trasmessa dal tuo lavoro?”

Alessandro:
“Il formato verticale permette di concentrarsi sul soggetto attirando lo sguardo dove più interessa. Tendenzialmente lo uso per evidenziare ciò che mi colpisce, ciò che secondo me merita attenzione o se ritengo che serva più profondità alla foto, cercando di renderla più coinvolgente.”

2. Minimalismo e messaggio:

Roberta:
“Nel tuo stile minimalista, ogni elemento sembra avere un significato specifico. Come scegli quali elementi includere o escludere nelle tue composizioni per mantenere quel senso di essenzialità?”

Alessandro:
“Le foto che scatto, ovviamente, scaturiscono sempre da qualcosa che mi colpisce, che suscita un’emozione, quindi semplicemente cerco di portare il soggetto in risalto, escludendo tutto ciò che può disturbare l’osservatore, in modo da amplificare questa emozione”.

3. Gioco di luci e ombre:

Roberta:
“La tua predilezione per una luce tendente allo scuro conferisce alle tue opere un’atmosfera particolare. Puoi raccontarci come utilizzi la luce per creare contrasti e profondità, e quale effetto desideri evocare nello spettatore?”

Alessandro:
“Ci sono immagini che emozionano di più se viste in penombra. Un ritratto, fatto solo di un’ombra, mi colpisce e mi emoziona più di un volto alla luce del sole, perché nascono in me in maniera spontanea dei quesiti, proprio perché l’immagine non è trasparente. Chi le guarda è quasi obbligato a porsi degli interrogativi: cosa ci sarà nascosto?”

4. Ispirazioni e influenze:

Roberta:
“Ci sono artisti, fotografi o movimenti artistici che ti hanno influenzato nel tuo approccio al minimalismo e alla scelta del formato? In che modo queste influenze si riflettono nel tuo lavoro attuale?”

Alessandro:
“Le foto minimaliste mi piacciono molto, proprio perché evidenziano un particolare e lo mettono in risalto, a volte con colorazioni molto accese.
Particolari che a volte non notiamo, nel minimalismo, esplodono in foto meravigliose. Un’artista che mi piace molto è Franco Fontana, il suo approccio mi ha aperto molto la mente e mi permette di migliorare, non solo come fotografo.
Quest’influenza è più evidente nel mio modo di pormi alla fotografia che nella foto in sé.”

5. Evoluzione e futuro:

Roberta:
“Come vedi l’evoluzione del tuo stile fotografico nei prossimi anni? Ci sono nuovi elementi o tecniche che vorresti esplorare pur mantenendo il tuo approccio caratteristico al formato e alla luce?”

Alessandro:
“Sicuramente ci sono un’infinità di tecniche da imparare e che vorrei mettere in pratica, proprio per utilizzare la fotografia come forma d’arte e non come semplice immagine esteticamente bella da vedere.
Vorrei riuscire, con le immagini scattate, a suscitare emozioni e domande in chi le guarda, a coinvolgere come fosse un quadro.
Questa la mia grandissima ambizione per il futuro.”

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